Quest' estate si sono svolti i mondiali,si è quindi giocata una partita, ma se vogliamo pensarci bene possiamo precisare che si è giocata una partita di calcio,e se ne sta giocando ancora oggi una per l’umanità. Se anche magari questo termine non
comprende proprio tutta l’umanità del mondo, possiamo dire che ne comprende i
due terzi.
In che senso partita
dell’umanità vi chiederete, beh, basti pensare alla crisi che tutti dicono che ‘passerà’, anche se sta continuando a persistere, persino in quelle famiglie che mai
avevamo pensato prima.
La differenza tra le due
partite sta semplicemente nel fatto che durante il gioco i calciatori stanno
dietro a una palla, sono li perché sono pagati, come un imprenditore, un
operaio, un negoziante sta nel suo posto di lavoro perché è specializzato in
quel determinato compito, perché deve pagare l’università ai figli o le vacanze
estive, perché quello è il suo lavoro; ma dopo 90 minuti o poco più di partita
in campo, dopo 90 minuti sudati, in cui i giocatori si sono arrabbiati tra
loro, o in cui l’arbitro gli ha ammoniti, loro vanno in spogliatoio, si
cambiano e il giorno dopo forse saranno ancora li ad allenarsi per un’altra
partita, ma la partita ‘difficile’ in cui hanno realmente giocato è durata poco
più di un’ora e mezza.
I lavoratori di oggi, anzi, la maggior parte dei
lavoratori di oggi invece, dopo un’estenuante giornata di lavoro, dopo aver
ricevuto le bollette del gas, dopo aver dovuto pagare l’affitto, sanno che il
giorno dopo sarà la stessa storia, sanno che dovranno svegliarsi e darsi da
fare per un’altra pesante giornata, ma sanno anche che questa ‘purtroppo’ (qui
sta a voi l’interpretazione) è la vita, e che se questa crisi continua ad
esserci e a stressarci, l’unica cosa da fare è tenere duro e andare avanti,
sperando che il giorno seguente o quelli successivi, o nei successi anni, ci
potrà essere un miglioramento.
Nessun commento:
Posta un commento