Vi è mai capitato di essere perennemente delusi dalle persone? di non capire perché continuate a sentirvi amareggiati o in un certo senso depressi? bene, è quello che capita a me da un po'.. sarà il tempo che mette tristezza, chissà.
il fatto è che sono dell'idea che certe persone non saranno mai capaci di andare d'accordo con altre, e questo non è solo dovuto alle persone o al loro carattere, ma anche al destino. mi convinco sempre di più di questo anche perché sono mesi, anzi,che dico, anni che mi trovo in questa situazione, e sono anni che non trovo una soluzione. io sono fatta in un certo modo, e non dico di essere perfetta, ci mancherebbe, e loro in un altro, che ci sia una parentela tra di noi non importa, è irrilevante,perché in ogni caso il sangue comune non rende due persone uguali.
Penserete che sia uno sfogo o che esageri a dire cosi, e invece penso che i momenti in cui mi dovevo sfogare, in cui ero arrabbiata e in cui esageravo sono ormai passati da tempo, questa è più che altro un'amara presa di coscienza che le cose sono, sono state e saranno cosi.
è vero che noi ci scegliamo le persone, scegliamo gli amici e i compagni, ma non scegliamo con chi non andare d'accordo o con chi non riusciamo a trovare un punto d'incontro, nonostante la nostra volontà e il voler cercare di cambiare le cose, è cosi e basta.
venerdì 31 agosto 2012
giovedì 30 agosto 2012
Speranza
Quest' estate si sono svolti i mondiali,si è quindi giocata una partita, ma se vogliamo pensarci bene possiamo precisare che si è giocata una partita di calcio,e se ne sta giocando ancora oggi una per l’umanità. Se anche magari questo termine non
comprende proprio tutta l’umanità del mondo, possiamo dire che ne comprende i
due terzi.
In che senso partita
dell’umanità vi chiederete, beh, basti pensare alla crisi che tutti dicono che ‘passerà’, anche se sta continuando a persistere, persino in quelle famiglie che mai
avevamo pensato prima.
La differenza tra le due
partite sta semplicemente nel fatto che durante il gioco i calciatori stanno
dietro a una palla, sono li perché sono pagati, come un imprenditore, un
operaio, un negoziante sta nel suo posto di lavoro perché è specializzato in
quel determinato compito, perché deve pagare l’università ai figli o le vacanze
estive, perché quello è il suo lavoro; ma dopo 90 minuti o poco più di partita
in campo, dopo 90 minuti sudati, in cui i giocatori si sono arrabbiati tra
loro, o in cui l’arbitro gli ha ammoniti, loro vanno in spogliatoio, si
cambiano e il giorno dopo forse saranno ancora li ad allenarsi per un’altra
partita, ma la partita ‘difficile’ in cui hanno realmente giocato è durata poco
più di un’ora e mezza.
I lavoratori di oggi, anzi, la maggior parte dei
lavoratori di oggi invece, dopo un’estenuante giornata di lavoro, dopo aver
ricevuto le bollette del gas, dopo aver dovuto pagare l’affitto, sanno che il
giorno dopo sarà la stessa storia, sanno che dovranno svegliarsi e darsi da
fare per un’altra pesante giornata, ma sanno anche che questa ‘purtroppo’ (qui
sta a voi l’interpretazione) è la vita, e che se questa crisi continua ad
esserci e a stressarci, l’unica cosa da fare è tenere duro e andare avanti,
sperando che il giorno seguente o quelli successivi, o nei successi anni, ci
potrà essere un miglioramento.
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